Recensione del mese: Pomeriggi perduti - Michele Nigro

La raccolta si apre con un celebre verso di Withman ad indicarne il filo conduttore, il leitmotiv che si concretizza come “lenta risposta alla vita”: /Che sarei alla vita/se non avessi/un’intima voce, quella parola/scavata in cerca di/passaggi eterni/come sospiri tra i rumori?/. E’ presente in più liriche come in “Finirà” la volontà di voler testimoniare l’esperienza del mondo, i suoi riverberi nella storia privata, e tentare di colmare “le distanze tra la piccola storia e l’infinito”: /Questo fuoco finirà, la sua luce avvolta/dalle tenebre del tempo,/ non per volontà umana/. Finirà la storia/questa terra abusata/ la gloriosa specie,/finiranno/ i nostri anni insieme/ e finiremo noi/che agguantiamo il presente/di vita avidi/. Ma qual è la segreta aspirazione di una natura indomita come quella di Nigro, una “natura destinata a evadere” così come si racconta nella lirica “Dècadent”? Oltre allo sperimentalismo linguistico e alla ricerca dell’estetica, di una struttura formale e musicale che dia il senso del bello, semplicemente che “/ritrovando queste mie ossa/modellate a forma di penna/qualcuno possa dire/ le hanno amate/.
Ilaria Cino
Recensione del mese: Pomeriggi perduti - Michele Nigro
Reviewed by Ilaria Cino
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luglio 09, 2019
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Una bella recensione: grazie Ilaria!
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