Chandra Livia Candiani, La bambina pugile

















Ci provo a portarti in me,
nel mio pericolo,
nella mia impresa di insensata emergenza.
Vedi, tutto può crollare,
qui. Le facce come le case,
sono cinema, sono cenere.
Ma ti tengo stretta come polvere con cielo,
consegno le nostre due
trasparenze all’aria calda
del dopo terremoto,
alle macerie che fumano quiete,
alla quiete di quando hai perso,
tutto. Sei chicco d’uva
di vigna grande,
sorriso
che abbandona adagio adagio,
ti tengo
sul palmo della mano
con delicata forza,
ti sostengo fino al cielo,
fino a casa.
 
**
Tu tienimi
e io mi trasformerò in meraviglia,
tra le tue mani,
al caldo,
quel caldo che di notte
fa crescere il grano.
Porta
il corpo amato,
come vita segreta –
preservata –
sotto lo spesso ghiaccio
della memoria.
Tu tienimi
come guscio di noce
nel pugno
fessura tra i mondi.
C’è silenzio tra te e me
c’è perla.
Ti tengo.
 
**
E poi le mani
si sono lavate
si sono sdraiate
in grembo
hanno dormito
percorse dal tempo
si sono salvate
una sull’altra
custodia di gesti
Se non ti tengo,
avvolgi le dita di luce,
fai il pugno,
tu resta.


La bambina pugile ovvero La precisione dell'amore, Einaudi, 2014